Servizi e Sportelli Sociali

La realta' del carcere

Quando si parla di esecuzione penale la prima immagine a cui tutti noi ci riferiamo è l'istituzione carcere, che rappresenta certamente il primo collegamento logico e impulsivo.
Il tema è tuttavia molto più complesso in quanto, accanto alla detenzione, la normativa prevede diverse misure alternative e sostitutive al carcere.
Consapevoli dell'estrema complessità della materia, senza nessuna pretesa di esaustività, riportiamo in questa sede alcune delle tematiche che maggiormente interessano il nostro periodo storico e le connessioni tra carcere e politiche sociali e sanitarie, con attenzione anche al nuovo orientamento giudiziario, mirato a coinvolgere l'area pena esterna, la cittadinanza e il mondo dell'associazionismo.
Rimandando invece a due schede dedicate l'approfondimento dei progetti realizzati in questo ambito nella nostra regione e delle associazioni che a Bologna operano in carcere.

Condizioni carcerarie e umanizzazione della pena

Situazione carceraria
Nell'ultimo decennio nel nostro paese si è verificato un aumento della popolazione carceraria che ha portato, in generale, a un forte sovraffollamento degli istituti di pena.
Tuttavia dai dati del 2014 ( e in generale dell'ultimo triennio) emerge un netto miglioramento dovuto sia al calo degli ingressi in carcere (imputabile alle nuove norme sugli stranieri ed alle nuove norme in materia di arresto), che alla diminuzione dei reati.
Nonostante ciò il tasso di affollamento attuale in Italia è del 108%, vale a dire 108 detenuti per ogni 100 posti letto.
- I dati del Ministero della Giustizia
- La sintesi del Rapporto dell'Osservatorio Antigone 2015 (l'appendice con i dati a pp 20-24)

Condanne della Corte  Europea dei Diritti dell'Uomo e umanizzazione della pena
Negli anni a causa del sovraffollamento e, più in generale, delle condizioni degli istituti di pena del nostro paese, l'Italia ha subito diverse condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) di Strasburgo, per violazione dei diritti umani nelle carceri. Tra queste spicca la sentenza “Torreggiani” del gennaio 2013, nella quale la Corte aveva imposto all'Italia l’adozione di specifiche misure riparatorie in favore dei detenuti che hanno scontato la pena in una condizione di sovraffollamento.
Proprio per rispondere agli adempimenti dettati dal CEDU a giugno 2014 è stato varato il Decreto Legge n.92/2014, successivamente convertito in legge n.117/2014, che costituisce per il nostro Paese un significativo passo in avanti in materia di diritti umani.
Tra i punti più rilevanti della Legge vi è l'introduzione di sconti pena o risarcimenti in denaro per i detenuti reclusi in “condizioni inumane”; la stretta su carcere preventivo, con il divieto di custodia cautelare in carcere in caso di pena non superiore ai 3 anni (la norma non vale pero' per i delitti ad elevata pericolosità sociale); l'estensione agli under 25 delle norme di favore previste per i minori; e l'aumento dell'organico di polizia penitenziaria.
Per approfondire

Per quanto riguarda la nostra Regione, a seguito della condanna della CEDU del gennaio 2013, il Provveditore Pietro Buffa ha inviato a tutti gli Istituti di pena dell'Emilia Romagna la Circolare "Umanizzazione della pena", che contiene indicazioni da subito operative per garantire alle persone detenute condizioni di pena umane e dignitose (tra i temi quello degli spazi per detenuto, del tempo da trascorrere fuori dalla cella, della privacy nei colloqui e nelle telefonate con i familiari, dell'integrazione con attività formative e lavorative).
Il testo della circolare

Il Garante dei diritti dei detenuti

Per tutelare le persone private o limitate della libertà personale le normative nazionali ed europee hanno istituito la figura del Garante. II garanti hanno il compito di garantire i diritti e la dignità delle persone detenute o in qualche modo limitate nella libertà personale, ammesse a misure alternative al carcere o sottoposte a procedimento penale.
- Il sito del Garante dell'Emilia Romagna
- Il sito del Garante di Bologna
- Relazione Annuale 2016 sull'attività svolta dal Garante per i diritti delle Persone private della Libertà personale del Comune di Bologna

Carcere e salute

Assistenza sanitaria in carcere
Dal 1° aprile 2008 l'assistenza sanitaria alla popolazione detenuta è divenuta competenza del Servizio sanitario nazionale e dei Servizi sanitari regionali e non più del Ministero della Giustizia.
Obiettivo di questa riforma è equiparare il diritto alla tutela della salute dei detenuti a quello garantito ai cittadini liberi. Tuttavia a sette anni di distanza l'Osservatorio sul carcere di Antigone rileva ancora diverse criticità riguardanti in particolare:  la libera scelta del proprio medico; il diritto all'informazione e al libero accesso ai propri diari clinici da parte dei detenuti; e il tema, più delicato e complesso, delle difficoltà nell'ottenimento della scarcerazione per incompatibilità con il regime carcerario intramurario per persone affette da gravi patologie.

In Emilia Romagna
Il 30 luglio 2014 l'assemblea legislativa ha approvato il nuovo “Programma regionale per la salute negli istituti penitenziari” che prevede l'attivazione nelle carceri della Regione di "Case di promozione e tutela della salute”, con caratteristiche simili a quelle già disponibili nel territorio per i cittadini liberi. In sostanza si tratta di presidi dell’Azienda sanitaria locale dentro le carceri, con la funzione "di accesso ed erogazione dei servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali".
La delibera regionale

Scuola, formazione professionale e lavoro

Istruzione
In ottemperanza a quanto previsto dalla Costituzione la normativa penitenziaria prevede sia il diritto al lavoro che all’istruzione e alla formazione.
Per quanto riguarda il tema dell'istruzione l'Ordinamento penitenziario e i regolamenti di esecuzione prevedono l’organizzazione di corsi di scuola dell’obbligo e di formazione  professionale, mentre per quelli d’istruzione superiore usano un linguaggio meno prescrittivo sottolineando che "possono essere istituite scuole di istruzione secondaria".
Attualmente i detenuti che decidono di frequentare percorsi scolastici (tra scuole elementari, medie e superiori) o di formazione professionale sono numerosi e rappresentano circa il 25% della popolazione carceraria.
Sono invece 14 i poli universitari penitenziari in Italia, attivati con apposita convenzione tra le Università e l’amministrazione penitenziaria.

Lavoro
Molto più difficoltoso è invece il fronte lavoro. I dati messi a disposizione dall'Osservatorio Antigone ci dicono che al  31 dicembre 2014, lavoravano in carcere meno del 25% dei detenuti, tra cui la grande maggioranza impegnati in servizi per l'Amministrazione penitenziaria (e solo una piccolissima percentuale per aziende esterne).
La crisi sembra avere influito pesantemente su questa realtà, se infatti, negli anni, il numero complessivo dei “lavoranti” è rimasto più o meno costante, questo è perché i posti di lavoro sono stati notevolmente frazionati, con una conseguente riduzione degli orari di lavoro (per fare un esempio, dove prima lavorava una persona, oggi ne lavorano ad esempio due, ciascuno per metà del tempo).
Tra i  detenuti che al 31 dicembre non lavoravano per l’Amministrazione penitenziaria, ma per aziende esterne (poco più di 2000 in tutta Italia) più della metà lavoravano fuori dal carcere, uscendo di giorno e rientrando la sera.  Mentre appena un migliaio lavoravano  in carcere per cooperative sociali e aziende profit. Numeri molto ristretti, dovuti anche alle grosse difficoltà organizzative e burocratiche che le imprese devono affrontare per poter entrare in carcere.
Per approfondire

Misure alternative e sostitutive alla detenzione

Come accennato in premessa le misure sostitutive alla pena (cioè che sostituiscono interamente la pena carceraria) e le misure alternative (di cui possono invece usufruire persone che hanno già scontato più di metà della pena carceraria) sono molteplici. Si va dalla semidetenzione, all'obbligo di firma, al pagamento di ammende, agli arresti domiciliari,... Vista la complessità del tema ci limiteremo in questa sede a prendere in esame solo le misure che più si intrecciano con le tematiche sociali e coinvolgono da vicino le Pubbliche amministrazioni, le organizzazioni di volontariato e la cittadinanza (rimandando alle schede dedicate il dettaglio dei progetti realizzati nella nostra regione e delle associazioni che a Bologna operano in carcere).

Messa alla prova
La Legge 67/2014 (operativa da maggio 2014) ha introdotto anche per gli adulti lo strumento della messa alla prova. La messa alla prova consiste nella partecipazione del condannato a un trattamento che prevede la partecipazione a lavori di pubblica utilità (generalmente presso associazioni di volontariato, organizzazioni del terzo settore o pubbliche amministrazioni), l'attuazione di condotte riparative, volte ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato; e il risarcimento del danno cagionato.
La partecipazione a questo programma offre agli imputati e agli indagati per i reati meno gravi la possibilità di evitare il processo e di mantenere la fedina penale pulita.
A gestire questi percorsi sono gli UEPE (Uffici di esecuzione penale esterna) che coordinano i passaggi chiave della messa alla prova, a partire dall’elaborazione del programma da sottoporre al giudice.

Lavori di pubblica utilità
Il lavoro di pubblica utilità è una sanzione penale che consiste nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso Pubbliche amministrazioni o organizzazioni del terzo settore.
Fino all'introduzione della legge 67/2014 il lavoro di pubblica utilità era una modalità di riparazione del danno collegata solo a sanzioni per violazione del codice della strada e in particolare per guida in stato di ebrezza (articolo 186) e per guida sotto l'effetto di sostanza stupefacente (articolo 187).
Oggi questa modalità riparativa si applica in diversi casi: ai condannati che usufruiscono del trattamento di messa alla prova (vedi sopra); congiuntamente alla pena dell’arresto o della reclusione domiciliare (ai sensi  dell’art. 1, comma 1, lett. I della legge 67/2014);  come obbligo del condannato ammesso alla sospensione condizionale della pena (libertà condizionale);  come attuazione del programma di trattamento del detenuto ammesso al lavoro all’esterno.
- Il testo completo della Legge 67/2014 e la sintesi delle principali novità

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