Servizi e Sportelli Sociali

Carcere....e dintorni

Quando si parla di esecuzione penale la prima immagine a cui tutti noi ci riferiamo è l'istituzione carcere, che rappresenta certamente il primo collegamento logico e impulsivo.
Il tema è tuttavia molto più complesso in quanto, accanto alla detenzione, la normativa prevede diverse misure alternative e sostitutive al carcere.
Consapevoli dell'estrema complessità della materia, senza nessuna pretesa di esaustività, riportiamo in questa sede alcune delle tematiche che maggiormente interessano il nostro periodo storico e le connessioni tra carcere e politiche sociali e sanitarie, con attenzione anche al nuovo orientamento giudiziario, mirato ad ampliare l'area della esecuzione penale esterna, coinvolgendo maggiormente la cittadinanza e il mondo dell'associazionismo.
Rimandando invece a due schede dedicate l'approfondimento dei progetti realizzati in questo ambito nel nostro territorio e delle associazioni che a Bologna operano in carcere.

Condizioni carcerarie e umanizzazione della pena

Situazione carceraria
Uno dei problemi endemici delle carceri italiani è il tema del sovraffollamento; negli ultimi anni l'orientamento penitenziario ha incrementato l'adozione di misure alternative alla detenzione che avevano in parte risolto il problema. Tuttavia nell'ultimo periodo i dati ci dicono che si sta tornando ad una situazione di criticità.
- I dati del Ministero della Giustizia
- Rapporto dell'Osservatorio Antigone 2016 (edito nel 2017)

Condanne della Corte  Europea dei Diritti dell'Uomo e umanizzazione della pena
Negli anni a causa del sovraffollamento e, più in generale, delle condizioni degli istituti di pena del nostro paese, l'Italia ha subito diverse condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU) di Strasburgo, per violazione dei diritti umani nelle carceri. Tra queste spicca la sentenza “Torreggiani” del gennaio 2013, nella quale la Corte aveva imposto all'Italia l’adozione di specifiche misure riparatorie in favore dei detenuti che hanno scontato la pena in una condizione di sovraffollamento.
Proprio per rispondere agli adempimenti dettati dal CEDU, a giugno 2014 è stato varato il Decreto Legge n.92/2014 successivamente convertito in legge n.117/2014, che costituisce per il nostro Paese un significativo passo in avanti in materia di diritti umani.
Tra i punti più rilevanti della Legge vi è l'introduzione di sconti di pena o risarcimenti in denaro per i detenuti reclusi in “condizioni inumane”; la stretta su carcere preventivo, con il divieto di custodia cautelare in carcere in caso di pena non superiore ai 3 anni (la norma non vale pero' per i delitti ad elevata pericolosità sociale); l'estensione agli under 25 delle norme di favore previste per i minori; e l'aumento dell'organico di polizia penitenziaria.
- Per approfondire

Per quanto riguarda la nostra Regione, a seguito della condanna della CEDU del gennaio 2013, il Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria, ha inviato a tutti gli Istituti di pena dell'Emilia Romagna la Circolare "Umanizzazione della pena", che contiene indicazioni da subito operative per garantire alle persone detenute condizioni di pena umane e dignitose (tra i temi quello degli spazi per detenuto, del tempo da trascorrere fuori dalla cella, della privacy nei colloqui e nelle telefonate con i familiari, dell'integrazione con attività formative e lavorative).
- Il testo della circolare

Il Garante dei diritti dei detenuti
Per tutelare le persone private o limitate della libertà personale le normative nazionali ed europee hanno istituito la figura del Garante, con il compito di tutelare i diritti e la dignità delle persone detenute o limitate nella libertà personale, ammesse a misure alternative al carcere o sottoposte a procedimento penale.
- Il sito del Garante dell'Emilia Romagna
- Il sito del Garante di Bologna
- Relazione Annuale 2017 sull'attività svolta dal Garante per i diritti delle Persone private della Libertà personale del Comune di Bologna

Carcere e salute

Assistenza sanitaria in carcere
Dal 1° aprile 2008 l'assistenza sanitaria alla popolazione detenuta è divenuta competenza del Servizio sanitario nazionale e dei Servizi sanitari regionali e non più del Ministero della Giustizia. Obiettivo di questa riforma è equiparare il diritto alla tutela della salute dei detenuti a quello garantito ai cittadini liberi.
Molto è stato fatto in questa direzione nei dieci anni trascorsi, l'organizzazione sanitaria interna alla casa circondariale è divenuta molto complessa e articolata nel tentativo di rispondere alla mission. Permangono alcune criticità legate al particolare contesto di limitazione della libertà personale che vengono progressivamente affrontate.

In Emilia Romagna
Il 30 luglio 2014 l'assemblea legislativa ha approvato il nuovo "Programma regionale per la salute negli istituti penitenziari" che prevede l'attivazione nelle carceri della Regione di "Case di promozione e tutela della salute", con funzioni di erogazione dei servizi sanitari, socio-sanitari e socio-assistenziali.
- La delibera regionale

REMS - residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza
Il Decreto del Presidente del Consiglio del 2008 discliplinò anche, nell'ambito del  passaggio della sanità penitenziaria all'ASL, la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. La Regione Emilia Romagna è stata tra le prime in Italia ad aprire, il 1 Aprile 2015, nei termini fissati dalla legge, una REMS a Bologna. Si tratta di una Residenza per l'Esecuzione delle Misure di Sicurezza. E' quindi una struttura sanitaria che accoglie autori di reato giudicati non punibili per riconosciuta infermità mentale (totale o parziale), ma ritenuti socialmente pericolosi per cui viene applicata la misura di sicurezza. Nella REMS si realizzano trattamenti specialistici terapeutici riabilitativi e socio riabilitativi, l'assistenza sanitaria di base e specialistica e si realizzano interventi finalizzati a incrementare l'adesione al trattamento e alla consapevolezza del paziente migliorando quando possibile la sua autonomia anche al fine della progressiva riduzione o superamento della pericolosità sociale. La REMS di Bologna può ospitare fino a 14 pazienti e è gestita da un gruppo di lavoro multiprofessionale.

Scuola, formazione professionale e lavoro

Istruzione
In ottemperanza a quanto previsto dalla Costituzione l'Ordinamento penitenziario  (Lg. 354/75) prevede il diritto al lavoro e il diritto all’istruzione ed alla formazione per le persone sottoposte a misure limitative della libertà personale.
Per quanto riguarda il tema dell'istruzione la normativa prevede l'organizzazione  all’interno delle carceri di corsi di scuola dell’obbligo e di formazione professionale, nonché la possibilità di istituire scuole di istruzione secondaria di secondo grado.
Nella Casa circondariale di Bologna sono assicurati dal Centro per I'Istruzione degli Adulti - CPIA Metropolitano: sei 6 corsi per l'acquisizione della licenza media e  8 corsi di insegnamento della lingua italiana ai detenuti stranieri.  Sono inoltre funzionanti 5 pluriclassi di Ragioneria, gestite dall’Istituto Statale di Istruzione Superiore “J.M. Keynes” di Castel Maggiore. Bologna inoltre è uno dei 14 Poli Universitari Penitenziari attivi in Italia, in virtù di un’apposita convenzione tra le Università e l’Amministrazione penitenziaria.  
Sul versante della Formazione professionale i corsi di formazione vengono organizzati, con risorse del Fondo Sociale Europeo, da Enti di formazione professionale accreditati che partecipano ai bandi appositamente emanati dalla Regione Emilia-Romagna. I profili professionali proposti sono definiti in collaborazione con l'Amministrazione penitenziaria e tengono conto dell’acquisizione di competenze spendibili sia all’esterno, sia all’interno della Casa Circondariale.

Lavoro
L’ordinamento penitenziario considera il lavoro retribuito come un diritto-dovere che è necessario garantire al maggior numero di detenuti con condanna definitiva e con modalità di svolgimento il più possibile analoghe a quelle utilizzate all’esterno del carcere, così da renderlo funzionale al reinserimento sociale della persona. I dati dell'Osservatorio Antigone ci dicono che al 31 dicembre 2016, lavoravano in carcere poco più del 29% dei detenuti, tra cui la grande maggioranza impegnati in servizi per l'Amministrazione penitenziaria. Tra le figure professionali troviamo quelle di manutentore, addetto alla refezione (cuochi e portavitto), barbiere, addetto alla lavanderia, bibliotecario,  lavoranti dell’ufficio conti correnti e del sopravvitto. Nel carcere di Bologna, nel 2016, lavoravano alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, in media, 126 detenuti al mese (corrispondenti ad appena 63,58 posti di lavoro a tempo pieno). Questi lavori difficilmente conferiscono competenze spendibili nel mondo del lavoro esterno.

In alcuni istituti sono presenti laboratori industriali e/o artigianali con caratteristiche simili a quelle esistenti all’esterno del carcere. A Bologna da alcuni anni sono attivi:
- un laboratorio per il disassemblaggio RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), gestito dalla Coop IT 2 che attualmente assume due persone detenute
- un'officina meccanica che realizza forniture ed accessori per conto terzi, gestita dalla società “Fare Impresa in Dozza S.r.l. Impresa Sociale” nata da una collaborazione fra G.D. S.p.A., I.M.A. S.p.A. e la Società Investimenti di Maurizio Marchesini & C. S.A.p.A. L’impresa, che ha attualmente alle proprie dipendenze 14 detenuti, prevede la possibilità, al termine della pena di continuare il rapporto di lavoro presso aziende del gruppo.
- un laboratorio di sartoria, gestito dalla cooperativa sociale “Siamo qua” che attualmente impegna 4 detenute assunte con contratto di lavoro a domicilio.

Misure alternative e sostitutive alla detenzione

Come accennato in premessa le misure sostitutive alla pena (cioè che sostituiscono interamente la pena detentiva) e le misure alternative (di cui possono invece usufruire persone che hanno già scontato più di metà della pena detentiva) sono molteplici. Si va dalla semidetenzione, all'obbligo di firma, al pagamento di ammende, l’affidamento in prova al Servizio sociale e la detenzione domiciliare... Vista la complessità del tema ci limiteremo in questa sede a prendere in esame solo le misure che più si intrecciano con le tematiche sociali e coinvolgono da vicino le Pubbliche amministrazioni, le organizzazioni di volontariato e la cittadinanza (rimandando alle schede dedicate il dettaglio dei progetti realizzati nella nostra regione e delle associazioni che a Bologna operano in carcere).

Messa alla prova
La Legge 67/2014 (operativa da maggio 2014) ha introdotto anche per gli adulti lo strumento della messa alla prova. La messa alla prova consiste nella partecipazione del condannato a un trattamento che prevede la partecipazione a lavori di pubblica utilità (generalmente presso associazioni di volontariato, organizzazioni del terzo settore o pubbliche amministrazioni), l'attuazione di condotte riparative, volte ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose derivanti dal reato; e il risarcimento del danno cagionato.
La partecipazione a questo programma offre agli imputati e agli indagati per i reati meno gravi la possibilità di evitare il processo e di mantenere la fedina penale pulita.
A gestire questi percorsi sono gli UEPE (Uffici di esecuzione penale esterna) che coordinano i passaggi chiave della messa alla prova, a partire dall’elaborazione del programma da sottoporre al giudice.

Lavori di pubblica utilità
Il lavoro di pubblica utilità è una sanzione penale che consiste nella prestazione di un’attività non retribuita a favore della collettività da svolgere presso Pubbliche amministrazioni o organizzazioni del terzo settore.
Fino all'introduzione della legge 67/2014 il lavoro di pubblica utilità era una modalità di riparazione del danno collegata solo a sanzioni per violazione del codice della strada e in particolare per guida in stato di ebrezza (articolo 186) e per guida sotto l'effetto di sostanza stupefacente (articolo 187).
Oggi questa modalità riparativa si applica in diversi casi: ai condannati che usufruiscono del trattamento di messa alla prova (vedi sopra); congiuntamente alla pena dell’arresto o della reclusione domiciliare (ai sensi  dell’art. 1, comma 1, lett. I della legge 67/2014);  come obbligo del condannato ammesso alla sospensione condizionale della pena (libertà condizionale);  come attuazione del programma di trattamento del detenuto ammesso al lavoro all’esterno.
- Il testo completo della Legge 67/2014 e la sintesi delle principali novità

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