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14 Dicembre 2012 Responsabilità sociale d’impresa, i ritardi dell’Italia. Ma per le aziende investimenti in crescita

“In questi ultimi anni i temi legati allo sviluppo della responsabilità sociale d'impresa (o corporate social esponsibility) sono diventati patrimonio di una buona parte dell'opinione pubblica. I comportamenti socialmente responsabili delle imprese in Italia non sono però oggi regolati da norme, nonostante
siano in crescita e apprezzati dai consumatori, che premiano le imprese attente allo sviluppo della società civile”. Le considerazioni sono dell’Osservatorio Socialis, che ha presentato un dossier sulla responsabilità sociale delle imprese. Si tratta di un investimento, che solo in Italia, secondo il rapporto, ammonta ad oltre un miliardo di euro per iniziative legate al sostegno umanitario, alla salvaguardia dell'ambiente, all'arte, alle iniziative per i dipendenti. E che ora richiede riconoscimenti da parte delle istituzioni, sia in termini di vantaggi fiscali che di sostegno culturale.
La Commissione Europea ha definito la Corporate Social Responsibility come "integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate” (Libro Verde 2001),  e come “la responsabilità delle imprese per l’impatto sulla società” (definizione 2011).
Ma mentre la gran parte dei paesi Europei ha adottato iniziative e norme per regolamentare la materia, in Italia il ritardo è evidente.
Non esiste nel nostro Paese una legislazione relativa alla CSR. Non solo: dopo il Multi-Stakeholder Forum lanciato nel 2004-2005, non vi sono più state iniziative di responsabilità sociale a livello nazionale da parte del Governo o del Parlamento.


Il dossier ricorda inoltre che nel 2009 è stato pubblicato un Libro Bianco sul modello sociale futuro centrato su salute, sicurezza, pari opportunità ,
sussidiarietà e occupabilità e che la direttiva 2003-2005 ha introdotto tematiche sociali ed ambientali nel management delle imprese. Il tutto mentre alcune istituzioni locali adottano criteri di CSR nella pubblica amministrazione.
Quinto Rapporto sull’impegno sociale delle aziende. Il “Rapporto sull’impegno sociale delle aziende in Italia” è la rilevazione statistica realizzata
dall’Osservatorio Socialis in collaborazione con SWG e giunta nel 2012 alla V edizione. I dati permettono di fare il punto sul numero di aziende attive nel sociale, sull’importo annuo dei finanziamenti e sulla tipologia di iniziative realizzate dalle aziende all’interno ed all’esterno della propria organizzazione per favorire il confronto pubblico per la diffusione e l’applicazione della CSR.
Ne emerge che: il 64% delle aziende in Italia con più di 100 dipendenti investe in CSR; 1 miliardo e 74 milioni di euro (+ 100 milioni di euro rispetto al
2009) dalle imprese per sostegno umanitario, ambiente, arte e cultura, welfare aziendale. Nel 2011 sono stati investiti in media 210 mila euro contro i 161 mila del 2009 e le prospettive per il futuro sono coerenti alla
tendenza: per il 2012 il budget destinato alle iniziative di CSR, se confermato e concretizzato, proseguirà la crescita in positivo puntando verso 224 mila euro.

Secondo il rapporto, i “big investors” sono situati in misura superiore alla media nell’area Nord occidentale e in quella Meridionale/insulare. Sono
imprese con un fatturato che supera i 100 milioni di euro.
Circa l’80 per cento delle imprese dichiara di aver sviluppato azioni a favore dei propri dipendenti, volte a migliorare le condizioni di sicurezza e di salute, promuovendo la formazione e iniziative di comunicazione e ascolto.
Inoltre, la spinta a scegliere di operare nella CSR proviene sia da motivazioni di ordine culturale ed etico (per il 37 per cento delle aziende che hanno
investito) sia dall’obiettivo imprenditoriale di qualificare l’immagine della company (36% per cento). Infine, la mancanza di ritorni immediati (37 per
cento), la cultura manageriale (25 per cento) e la mancanza di incentivi di mercato (25 per cento) sono gli aspetti che frenano la diffusione della consuetudine alla CSR.

(fonte: redattoresociale)