Evitare l’allontanamento di un bambino dalla famiglia, anche in presenza di casi complessi, è possibile ed è preferibile da un punto di vista etico, ma anche economico. Lo mette in chiaro lo studio “Risc - Rischio per l’infanzia e soluzioni per contrastarlo”, realizzato dalla Fondazione “E. Zancan” di Padova e commissionato dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, di cui si è conclusa la seconda annualità.
Alla sperimentazione hanno preso parte 6 regioni (Abruzzo, Basilicata, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana, Veneto) e 16 gruppi di lavoro. Da giugno 2011 a febbraio 2012, sono stati considerati 114 casi di minori a rischio di allontanamento (52 femmine, 62 maschi, 20 stranieri) con un’età media di 10 anni. In una prima fase sono state valutate le condizioni di 107 minori, perlopiù provenienti da famiglie multiproblematiche a rischio cronicizzazione. Il quadro emerso è di bambini in condizioni di grave deprivazione, con genitori poco capaci, in famiglie spesso sotto osservazione da parte dei servizi. Inoltre, sono risultate critiche la capacità di progettare ed eseguire compiti, l’alimentazione, le abilità nel
calcolo, nella lettura e nella scrittura. È quindi stato redatto un piano operativo personalizzato (per 95 bambini), in cui sono stati definiti obiettivi, risultati attesi e strategie di azione. Sono stati individuati anche 533 fattori osservabili di esito, cioè quei cambiamenti che segnalano se il cammino procede come previsto. Dopo circa 3 mesi i bambini sono stati rivalutati ed è stato redatto un secondo piano.
Secondo quanto emerso, il 58% dei bambini ha registrato un cambiamento in positivo delle proprie capacità relazionali. Il punteggio aumenta in media dell’8,5%. La valutazione dei fattori osservabili dimostra che nel 79% dei casi gli obiettivi fissati sono stati raggiunti, completamente o in parte. Anche l’analisi dei costi è positiva: nel caso di massima gravità, il
lavoro con la famiglia pesa 10 volte meno rispetto al ricovero in comunità educativa e 35 volte meno rispetto all’inserimento in comunità terapeutica-riabilitativa. “Un’affidabile capacità di identificazione della soglia di rischio per decidere se allontanare o meno un bambino risponde a ragioni cliniche, professionali ed etiche - sottolinea il direttore della Fondazione Zancan, Tiziano Vecchiato -. Nel contempo risponde anche a implicazioni economiche, oggi particolarmente rilevanti per gli enti su cui grava la responsabilità di tutelare i minori e la spesa degli interventi fuori-famiglia”. E conclude ricordando alle istituzioni che “sarebbe da irresponsabili non utilizzare soluzioni come questa, sperimentate sul campo con esiti affidabili”.
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(fonte agenzia redattoresociale)
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