Crisi e nuove povertà: il cantiere contro la vulnerabilità sociale della Provincia

Donne sole con figli, giovani precari, over 50 che perdono il lavoro, famiglie dove un componente rimane disoccupato. Tutte categorie pericolosamente vicine alla soglia di povertà, i cosiddetti “nuovi poveri”. Ma la maggior parte di loro sceglie di non rivolgersi ai servizi di sostegno offerti a Bologna da istituzioni e associazioni. “Almeno 6 su 10 non chiedono aiuto perché si vergognano”, spiega Giuliano Barigazzi, assessore provinciale alle Politiche sociali, che oggi in commissione a Palazzo Malvezzi ha presentato lo stato dell’arte del “Cantiere per il contrasto alla vulnerabilita' sociale”, avviato nel luglio scorso. Un’iniziativa rivolta appunto ai nuovi poveri, in particolare a chi è rimasto senza lavoro a causa della crisi. Ma l’aiuto non è così semplice. “Per molti è un problema psicologico – afferma Barigazzi – chi è abituato a lavorare da sempre, vive questa condizione come una sconfitta e si vergogna di rivolgersi ai servizi sociali; alcune associazioni hanno iniziato a offrire anche sostegno psicologico a queste persone”.

Il lavoro è grande, anche perché non sono pochi quelli rimasti senza posto o che cercano ancora la prima occupazione. Secondo i dati della provincia, a settembre erano oltre 67 mila gli iscritti ai Centri per l’impiego (+18% sul 2009, circa 23.000 persone in più rispetto al 2008), di cui 36 mila donne e 19 mila stranieri (+25% in un anno). Gli iscritti alle liste di mobilità erano 10.672, in aumento del 19% rispetto all’anno scorso, mentre all'Inps sono state consegnate 13.644 domande di disoccupazione. A settembre erano 8.343 i lavoratori in cassa integrazione straordinaria (le ore di Cigs sono cresciute del 270%) e quasi 2.200 in mobilità. Inoltre sono circa 11.500 le persone che usufruiscono degli ammortizzatori sociali in deroga. Per quanto riguarda gli avviamenti al lavoro, si registra un calo molto forte dei contratti a tempo indeterminato mentre si moltiplicano quelli a termine.

Avviando il “Cantiere contro la vulnerabilità sociale”, la Provincia ha voluto mettere insieme tutte le azioni anti-crisi avviate in questi mesi da comuni, Ausl, Asp, Camera di commercio, associazioni di categorie, sindacati, Caritas, volontariato e Terzo settore. Un grande coordinamento, “per evitare di essere ridondanti e di ripetere le stesse cose – sottolinea Barigazzi – buttando via risorse”, ma anche per avviare nuove azioni di sostegno. Lanciato tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 dallapresidente della Provincia, Beatrice Draghetti, il “Cantiere” è diventato cosa concreta a fine giugno, con la nomina della cabina di regia, e a fine luglio con l’insediamento dello staff tecnico.

Le priorità su cui intervenire, indicate da tutti i soggetti coinvolti, sono il sostegno a mutui, affitti e bollette, gli aiuti per mangiare e la ricerca di nuovi settori per lo sviluppo economico, verso cui indirizzare la formazione professionale e la ricollocazione dei lavoratori. In questi mesi sono stati avviati anche due nuovi progetti: l’inserimento a tempo indeterminato nella Fondazione Catis di 15 persone in mobilità, con il ruolo di autisti di ambulanza; un fondo da 300 mila euro di sostegno per lavori di piccola manutenzione e messa a norma degli appartamenti, messi a disposizione dalla Fondazione del Monte. Altri progetti, come il sostegno al reddito e il microcredito, sono al momento allo studio e attendono una risposta dalla Fondazione Carisbo, a cui è stato chiesto un contributo di 300 mila euro. Soddisfatto il Pd, che con la presidente della commissione Politiche sociali della Provincia, Edgarda Degli Esposti, considera il "Cantiere contro la vulnerabilita'" un progetto “da valorizzare”. Non mancano però i suggerimenti. La democratica Nadia Musolesi chiede di ascoltare in commissione il direttore della Caritas, Paolo Mengoli, e di approfondire il tema casa con l’Agenzia per l'affitto, che “ha ricevuto molte critiche in questi mesi”. Per il consigliere provinciale di Fli, Sergio Guidotti, occorre invece fare attenzione nel programmare gli interventi perché “c'è un bisogno sommerso che spesso non viene conteggiato, così come ci sono i professionisti del bisogno che falsano i dati”.

Per il finiano Giuseppe Sabbioni “si sentono toni quasi da mutuo soccorso dei primi del '900” e invita la Provincia a creare “un unico centro di riferimento per le problematiche sul lavoro: con tre assessori diversi che se neoccupano, rischiamo di essere dispersivi”. Per Paolo Nanni (Idv) bisogna “lavorare di più sull’incontro domanda-offerta, perché ci sono mestieri considerati umili dove la manodopera manca”. Per l’Udc Mauro Sorbi andrebbero coinvolte anche le caserme dei Carabinieri dislocate sul territorio, mentre l’ex dipiestrista Fabio Tartarini invita a concentrarsi più che altro sugli aiuti alle aziende. Conclude Giovanni Venturi del Pdci: “Chi ha un lavoro non deve essere considerato un privilegiato, i diritti dei lavoratori vanno difesi”.
(fonte redattoresociale.it)