Servizi e Sportelli Sociali

Il Riordino del Servizio Sociale Territoriale

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Quella che da tempo stiamo attraversando è una fase di profondo cambiamento, sia dal punto di vista socio-economico che demografico.
Crescono i grandi anziani, over 80, che raggiungeranno presto la soglia del10% della popolazione; aumentano i nuclei unipersonali, ormai oltre 100mila nel territorio cittadino; cresce l’incidenza della popolazione di origine straniera e si fa sempre più forte l’emergenza legata all’arrivo e alla necessaria accoglienza di profughi richiedenti asilo, tra cui moltissimi minori non accompagnati. Mentre la crisi economica continua a incidere duramente sul tema del lavoro e della casa, con un passaggio della disoccupazione dalla soglia fisiologica del 2,8% del 2008 al 5,4% del 2016, e, conseguentemente, lo scivolamento in condizioni di fragilità e vulnerabilità sociale di nuove fasce di popolazione, che in molti casi non avevano mai conosciuto questa condizione ed erano quindi estranee al sistema dei servizi.
Cambiamenti straordinari che comportano inevitabilmente una profonda evoluzione dei bisogni dei cittadini, sempre meno standardizzabili, e di conseguenza la necessità di costruire risposte nuove, sempre più personalizzate e multidimensionali.

IL PROCESSO DI RIORDINO

In questo contesto si inserisce il processo di Riordino del Servizio Sociale Territoriale che punta a riunire i servizi sociali dei diversi quartieri sotto la responsabilità di una direzione unitaria, dando ai servizi un assetto più stabile, ma mantenendo nel contempo le strutture territoriali di accesso (Sportelli Sociali), valutazione e presa in carico degli utenti.
Avviato a  luglio 2016 con un Atto di Giunta, a cui è seguita un’ampia fase di confronto, elaborazione e consultazione (sia a livello istituzionale, che con le parti sociali e gli operatori dei servizi coinvolti), il Servizio Sociale Territoriale unitario ha visto ufficialmente la luce il 23 gennaio 2017 con l’approvazione della Delibera di Consiglio, che ha sancito il passaggio formale delle funzioni del servizio dai Quartieri all'Area Benessere di Comunità del Comune,  nello specifico, al nuovo “Ufficio di piano e servizio sociale territoriale”.
Con il nuovo assetto i servizi rimangono appunto dislocati nei territori dei Quartieri e sono articolati in:

  • 6  Servizi sociali di Comunità (uno per quartiere), che ricomprendono l'area di accoglienza dei cittadini, lo sportello sociale e i servizi rivolti alla non autosufficienza e alla popolazione adulta
  • 4  Servizi sociali tutela minori (due per l’area est e due per l’area ovest di Bologna, a copertura dell'intera città)

Al  Servizio Sociale Territoriale unitario afferiscono inoltre i servizi sociali delegati all’Ausl o conferiti all’Asp, aziende che ne garantiscono la gestione sulla base degli obiettivi loro assegnati. Si tratta di: servizi sociali Ussi disabili adulti, Servizio sociale a bassa soglia SBS, Pronto soccorso sociale PRIS, Servizio protezioni internazionali e minori stranieri non accompagnati.           
L’obiettivo è quello di garantire una maggiore universalità,  dando risposta anche ai nuovi bisogni e target emergenti (come ad esempio i giovani “neet”)  e promuovendo percorsi di presa in carico più personalizzati e tarati sulla differente complessità dei bisogni dei cittadini, anche facendo leva sulle risorse proprie della comunità e le risorse individuali degli stessi utenti (rafforzamento dell’empowerment).

IL LAVORO DI COMUNITA'

In questo contesto lo strumento fondamentale di questo percorso è lo sviluppo del lavoro di comunità, inteso come valorizzazione e attivazione delle risorse proprie dei cittadini e della società civile organizzata (dalle associazioni presenti sul territorio, alle reti di vicinato, al rafforzamento delle risorse individuali degli utenti stessi) e il rafforzamento dei legami sociali della persona fragile. Il tutto con l'obiettivo di rendere il Servizio Sociale Territoriale più inclusivo, favorendo l'intercettazione dei bisogni, integrando le risorse disponibili per dare risposta anche ai bisogni nuovi ed emergenti e alla fragilità sociale,  in modo da prevenire il suo aggravarsi e il conseguente scivolamento in situazioni di disagio.

Il percorso formativo sul lavoro di comunità

L'Area Benessere di Comunità ha avviato dal marzo 2013 un percorso di formazione-laboratoriale sul lavoro di comunità che ha accompagnato e promosso l'avvio anche di una riflessione sul ruolo dei servizi sociali.
Il percorso, che ha visto il coinvolgimento di oltre 80 operatori (tra assistenti sociali, operatori sociali dei servizi socio-educativi, operatori dello Sportello sociale e, nell'ultimo anno, operatori dei Quartieri), ha avuto una durata triennale, ed è stato supportato dall'Istituto Regionale Emiliano -Romagnolo per i Servizi Sociali e Sanitari (IRESS), che svolge da oltre trent'anni attività formative sul lavoro sociale.
Il “modello operativo di lavoro di comunità” sviluppato nell’ambito del percorso ha contribuito significativamente alla  riflessione sulla ridefinizione del servizio sociale territoriale, in relazione ai nuovi bisogni sociali emergenti, al rapporto con le comunità territoriali e alle nuove funzioni dei Quartieri definiti dalla riforma sul decentramento (Delibera n.142306/2015).

Il modello operativo sviluppato

Il modello operativo sviluppato si fonda quindi sulla  valorizzazione e attivazione delle risorse comunitarie (dalle associazioni presenti sul territorio, alle reti di vicinato, al rafforzamento delle risorse individuali degli utenti stessi) con l'obiettivo di favorire l'intercettazione dei bisogni, integrare le risorse disponibili e dare risposta anche ai bisogni nuovi ed emergenti e alla fragilità sociale,  in modo da prevenire il rischio di scivolamento nel disagio sociale.
Per fare questo è necessario che il Servizio Sociale Territoriale e il Quartiere operino congiuntamente attraverso strumenti di integrazione e coordinamento in cui ognuno metta la propria competenza specifica al servizio del “lavoro di comunità”, come esemplificato nel modello di seguito (clicca sull’immagine per ingrandire).

Piramide lavoro comunitàPiramide lavoro comunità

Nell’immagine la punta in alto della piramide riguarda utenti con una complessità elevata del bisogno. Anche in questi casi, che prevedono di norma la presa in carico integrata socio-sanitaria, non è da escludere anche la possibilità o utilità di comporre il progetto con la persona anche con opportunità/interventi offerti dalle reti del territorio.

La fascia intermedia della piramide rappresenta le persone che vivono una significativa vulnerabilità sociale a cui si dovrebbe prioritariamente rivolgere l'attenzione con la presa in carico comunitaria. Sono persone che esprimono un bisogno di tipo socio-assistenziale a minor complessità.
Possono essere utenti che si rivolgono allo Sportello Sociale, oppure persone segnalate da soggetti del territorio (Associazioni, scuola, ecc..) o da altri operatori del quartiere. La sfida è poter includere maggiormente questo target di persone, saperle accompagnare e sostenere rafforzando le loro risorse personali e non lasciandole sole.

La fascia bassa della piramide rappresenta la generalità della popolazione di un territorio, senza particolari problematiche che richiedano necessariamente interventi dei servizi sociali o comunque non ancora conosciuti dai servizi.
Il Quartiere, nella sua nuova funzione, è il soggetto titolato a promuovere progettazioni di prevenzione e promozione del benessere, con la partecipazione a tavoli di costruzione di reti e relazioni con il terzo settore. Questa ampia gamma di progetti, iniziative, promossi da diversi servizi del Quartiere, o direttamente o attraverso il coinvolgimento della società civile organizzata, puntano a rendere attive e partecipi le persone nel trovare insieme le soluzioni ai disagi che percepiscono, a promuovere coesione sociale, senso di comunità, convivenza, prevenendo l'acuirsi di vulnerabilità sociali e disagio.
Anche attraverso questi progetti - rivolti ad “ambiti definiti” (es un condominio, gli abitanti di un'area..) o a target specifici (ad es. la popolazione fragile anziana, gruppo di adolescenti..)-  i servizi territoriali possono intercettare persone “particolarmente vulnerabili” che necessitino di un accompagnamento specifico. Oppure si possono intercettare persone che desiderino mettere a disposizione il proprio tempo e competenze per la comunità.

Per approfondire

Delibera di Consiglio del 23 gennaio 2017, REALIZZAZIONE DEL SERVIZIO SOCIALE TERRITORIALE UNITARIO - RIDEFINIZIONE DELL'ASSETTO DEI SERVIZI

L'intervista all'Assessore Luca Rizzo Nervo e alla Capo area Adele Mimmi

di Consiglio del 23 gennaio 2017