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Bach: una biografia musicale

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i libri de Il Saggiatore musicale
Bach: una biografia musicale
di Peter Williams (Astrolabio-Ubaldini, 2019 - traduzione di Maurizio Giani)

Piero Mioli incontra Maurizio Giani e Raffaele Mellace
musiche dal vivo Conservatorio di musica G.B. Martini

incontro promosso da Il Saggiatore Musicale

Considerato da decenni uno dei maggiori conoscitori di J. S. Bach e della musica strumentale dell’età barocca, Peter Williams viene pubblicato per la prima volta in traduzione italiana, con quello che a buon diritto può essere considerato il suo testamento spirituale.
Gravemente malato, Williams si è spento il 20 marzo 2016, poche ore dopo aver faticosamente terminato la lettura delle bozze di questa poderosa monografia, e per una singolare ironia della sorte pochissimi minuti prima della mezzanotte del 21 marzo, anniversario della nascita del compositore cui aveva dedicato tanta parte della propria esistenza.

E a una conoscenza ineguagliata della musica vocale, strumentale, e soprattutto per tastiera, sia contemporanea sia precedente alla comparsa dell’opera di Bach, Peter Williams unisce quella capacità di penetrazione musicale che solo i virtuosi possono acquisire nel loro repertorio. A ciò si aggiunga che la conoscenza diretta degli organi storici di tutto il continente europeo, acquisita da Williams in anni di viaggi anche nell'allora difficilmente penetrabile Repubblica Democratica Tedesca, era ed è ancora un unicum tra gli studiosi dello strumento.
Su queste basi, la sua esplorazione dell’opera e della vicenda terrena di Bach supplisce alla tutto sommato povertà di notizie certe e inequivoche, dando vita a una straordinaria molteplicità di quadri congetturali, talmente ricca, complessa, articolata ed esaustiva che ogni documento, ogni indizio stilistico, ogni allusione, ogni minimo elemento documentario si collegano tra loro in significati molteplici, imprevisti ed emozionanti.
Perché il musicista Bach è, sì, un fenomeno unico e quasi misterioso, ma il modo migliore per comprenderlo è quello di vederlo immerso nel suo tempo, nel contesto articolato, multiforme e ricco di fermenti della musica europea, in crescita impetuosa prima e durante la vicenda creativa del Cantor di Lipsia.

E così, Williams segue quasi passo per passo la scarna biografia (il Necrologio) curata dal figlio Emanuel e dall'allievo Agricola e pubblicata poco dopo la morte di Bach, e legge, analizza e interpreta le notizie che essa riporta sullo sfondo di tutta la documentazione attinente a noi disponibile, oltre che delle sue enciclopediche conoscenze della cornice storica e musicale, immaginando scenari possibili, alcuni più probabili, altri meno, altri ancora assolutamente convincenti, anche se la decisione di accoglierli rimane comunque al lettore.
Di fronte a questa straordinaria capacità dell'autore di porsi domande e di immaginare possibili risposte alle quali il materiale biografico e lo sfondo storico possano prestare consistenza, il lettore è chiamato a partecipare attivamente, in prima persona, accogliendo uno o l'altro degli ampi quadri che Williams ha la capacità di delineare nel suo esame sistematico della vita di Bach come compositore (una "biografia musicale"), e quando possibile come uomo.

Peter Fredric Williams era nato a Wolverhampton il 14 maggio 1937 e negli anni Cinquanta e Sessanta affiancò agli studi universitari la formazione musicale come allievo di Thurston Dart e poi di Gustav Leonhardt.

Concertista formidabile all’organo e al clavicembalo oltre che organologo insigne, tenne dal 1982 all’Università di Edimburgo la prima cattedra di prassi esecutiva istituita nel Regno Unito.
Dal 1985 insegnò per un decennio alla Duke University, in seguito tornò in patria e fu attivo sino al ritiro come professore ordinario all’Università di Cardiff.
I suoi monumentali studi sulla storia dell’organo sono considerati da tutti coloro che si occupano a vario titolo del “re degli strumenti” opere basilari e pressoché definitive; a Williams si debbono anche pubblicazioni sulla realizzazione del basso continuo e sulla historically informed performance, di cui fu un appassionato sostenitore, seppur non senza critiche all’indirizzo di certi suoi colleghi “autenticisti”.
Di Bach cominciò a occuparsi sin dagli anni Settanta con Bach Organ Music (1972), cui seguirono The Organ Music of J. S. Bach (3 voll., 1980-1984) e, nel nuovo secolo, l’agile profilo The Goldberg Variations (2001), seguito a partire dal 2004 da un trittico di biografie via via aggiornate e ampliate, sino al libro che il lettore tiene tra le mani, estremo e sostanziale rifacimento di Bach – A Life in Music apparso nel 2007. Il nuovo titolo, con l’accento sulla “biografia musicale”, sottolinea un aspetto che distanzia ulteriormente questa edizione dalla precedente, vale a dire lo spazio assai più ampio dedicato alle composizioni bachiane, con una particolare attenzione a quelle strumentali, considerate dall’autore cruciali nel corso dell’intera esistenza del compositore.

Peter Williams era un musicologo estraneo alle mode e alle correnti dominanti nella disciplina degli ultimi decenni, in special modo la new musicology: armato di una erudizione sterminata, concepiva la ricerca in maniera tradizionale, con un approccio empirico tipicamente britannico, caratterizzato da quello che gli anglosassoni chiamano practical criticism, appreso durante gli studi universitari a contatto con l’eminente critico letterario Frank R. Leavis.
Ma proprio nella concretezza del confronto con le fonti si trovava a percorrere vie per certi aspetti mai battute prima, grazie a un metodo che nella sua semplicità riconduce alla matrice originaria l’idea stessa di ermeneutica. Nel narrare la vita e le opere di Bach Williams prende ovviamente le mosse dal principale documento di cui disponiamo: il cosiddetto Nekrolog, redatto dopo la morte di Johann Sebastian dal figlio Carl Philipp Emanuel e dal discepolo Johann Friedrich Agricola, e pubblicato nel 1754 nella Musikalische Bibliothek di Lorenz Mizler; ma suggerisce anche che la nostra comprensione di Bach sia stata ostacolata da un’eccessiva deferenza nei confronti di quel testo.
Di qui la sua strategia espositiva: all’inizio di tutti i capitoli, e di numerosi paragrafi al loro interno, Williams riporta anzitutto in traduzione estratti del Necrologio; poi li sottopone a una serrata indagine, con una sottigliezza e un’insistenza addirittura sconcertanti. Non è esagerato affermare che nessun altro studioso ha mai lardellato la propria opera di un così gran numero di punti interrogativi.
Non è certo un caso se la Festschrift pubblicata in suo onore nel 2007 recava il titolo Music & Its Questions.
Di fatto, le domande – che figurano persino nei titoli di sette capitoli – sono in tutto il volume l’onnipresente motore dell’indagine, anche riguardo a dettagli apparentemente insignificanti.
Già nella prima pagina, il semplice fatto che il Necrologio si apra con un verbo al presente (“Johann Sebastian Bach appartiene [gehöret] a una schiatta […]”) induce Williams a chiedersi se non possa trattarsi di un segno che il testo venne abbozzato da Emanuel mentre suo padre era ancora in vita, “e magari concepito come curriculum vitae o schizzo biografico per qualcuno dei vari lessici che si pubblicavano a Lipsia”, con relativo approfondimento di quella prassi allora consueta.
Epoco dopo: “nel procedere della narrazione di Emanuel c’è poi un altro aspetto che potrebbe sorprendere il lettore: qua e là si ha infatti l’impressione che citi dei ritagli di testi a stampa tenuti sott’occhio durante il lavoro, lasciando spazio a un ulteriore interrogativo: suo padre potrebbe averli raccolti via via e conservati insieme alla tavola genealogica
In breve, non ci sono verità acquisite che non vengano sottoposte a un inesorabile scrutinio, si tratti del Necrologio, dello stile delle pochissime lettere di Bach pervenuteci, dei titoli delle sue composizioni (un caso: perché nel frontespizio autografo delle Sonate e Partite per violino si legge Sei Solo anziché Soli?) e financo delle relazioni stilate dal compositore dopo i numerosi collaudi di organi da lui effettuati, oppure dei verbali dei concistori di Arnstadt e di Lipsia; si avanza nella lettura con la circospezione di chi attraversi un campo minato.

Dopo quasi mezzo secolo di indagini su Bach, condotte da ogni possibile angolo prospettico, in questa sua ultima fatica Williams appare ancora così alieno dal considerarsi il più sapiente di tutti da dichiarare con franchezza di aver sollevato domande cui finora nessuno ha dato risposta; ma possiamo aggiungere che sono proprio le sue domande a far sorgere salutari dubbi su quanto certa storiografia ha considerato sinora un fait accompli, oppure a schiudere scenari inediti.
Del resto, lo stesso autore sembrava non potersi liberare dai dubbi anche nei casi in cui la sua acribia filologica lo aveva condotto a risultati clamorosi: nel 1981 mise a rumore il mondo accademico dimostrando con argomenti tanto stringenti quanto allarmanti che la toccata e fuga in Re minore di Bach, “ovviamente il brano per organo più celebre di tutti i tempi” ("BWV 565: A Toccata in D Minor for Organ by J.S. Bach?", Early Music, ix, n. 3, pp. 330-337: 330) con molta probabilità non è opera sua; eppure anche allora non poté esimersi dal confessare in modo disarmante una perplessità di fondo: “Nella Toccata in Re minore vi è un livello melodico, una generale melodiosità del materiale tematico che rendono assai difficile se non impossibile attribuirla con certezza a qualsiasi altro compositore di musica per organo. E io non so come sbarazzarmi di queste obiezioni” (ivi, p. 334).
Per quanto riguarda poi gli scenari inediti, che si aprono di frequente nella lettura, basti un cenno al capitolo sui primi anni di Bach a Lipsia: a un certo punto Williams viene a parlare delle pubbliche esecuzioni capitali che avevano luogo in città, e ricorda che il tragitto dei condannati al patibolo era accompagnato da musiche di vario genere, eseguite per lo più da allievi del Thomascantor, e molto probabilmente con la sua presenza; formula poi l’ipotesi altamente verosimile che più d’uno, tra il pubblico che il Venerdì santo del 1727 ascoltò la Passione secondo Matteo in san Tommaso, avesse assistito il 13 febbraio precedente a una decapitazione eseguita in modo orribile; e chiude con una riflessione che dà da pensare: forse costoro avranno provato qualcosa di più d’un orrore indiretto di fronte alla narrazione in musica di un supplizio avvenuto millesettecento anni prima, nella Siria sotto il dominio romano. Appunto questa costante, discreta presenza del fattore umano conferisce al volume un tono particolare, e ne fa un’opera da raccomandare non solo agli specialisti: il che vale anche per i numerosi paragrafi dal titolo Una nota su…, nei quali vengono lumeggiati, talora con pochi efficacissimi tocchi, lati di capolavori universalmente amati non sempre messi in evidenza con altrettanta diretta partecipazione nella letteratura secondaria.

Nelle ultime pagine Williams – una volta tanto porremo noi una domanda nel suo stile: forse consapevole che gli restavano pochi mesi di vita? – non esita a spingersi sino alle soglie di quello che Ludwig Wittgenstein chiamava das Mystische, ciò che si mostra ma non può essere espresso in forma discorsiva.
Le opere di J. S. Bach, scrive, ci portano al cuore stesso dell’enigma della musica, e ci costringono a chiederci: cos’è, cosa fa esattamente?
Ma la risposta con cui il libro si chiude è una serena dichiarazione di resa: la musica di Bach, il suo valore normativo, l’incanto che continua a suscitare, rimangono un mistero. [M. Giani]

Maurizio Giani ha studiato filosofia all'Università di Firenze con Eugenio Garin e Cesare Luporini, laureandosi con una tesi sulla filosofia della musica di T. W. Adorno e ha seguito in pari tempo gli studi musicali al Conservatorio "Cherubini", diplomandosi in chitarra sotto la guida di Alvaro Company.
Dal 1994 ha insegnato Storia della musica moderna e contemporanea nell'Università di Salerno; dal 2002 insegna Estetica musicale nell'Università di Bologna, dove è anche stato Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Discipline della Musica.
Ha collaborato alla Enciclopedia della musica Einaudi diretta da Jean-Jacques Nattiez e al LESMU-Lessico Musicale Italiano, diretto da Fiamma Nicolodi e Paolo Trovato ed è membro del comitato direttivo del “Saggiatore musicale”.
Ha collaborato inoltre alle ricerche del G.A.T.M. - Gruppo di Analisi e Teoria Musicale presso il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università di Bologna.
Ha pubblicato studi sul teatro musicale tedesco, sull'analisi del Lied romantico, su vari problemi di lessicografia musicale e sui rapporti tra estetica e composizione nell'Otto e Novecento, tra cui Once more Music and the Social Conscience: Reconsidering Liszt's “Lyon” (nel volume Franz Liszt and the Birth of Modern Europe, New York, Pendragon Press, 2003).
Ha curato le edizioni italiane di numerosi testi musicologici tedeschi, tra cui Musica in Occidente. Dal Medioevo a oggi di Hans Heinrich Eggebrecht.
I suoi lavori più recenti sono l'ampia monografia Johannes Brahms, Palermo, L'Epos, 2011, e la traduzione commentata di Opera e dramma di Richard Wagner (Roma, Astrolabio-Ubaldini, 2016).

Raffaele Mellace si è laureato in Lettere all’Università di Milano con Francesco Degrada e addottorato in Musicologia e Beni musicali all’Università di Bologna con Lorenzo Bianconi
Ha conseguito il Diploma in oboe al Conservatorio di Bologna e il Diploma della Sommerhochschule dell’Università di Vienna.
Ha trascorso periodi di ricerca in Germania e in Austria, anche usufruendo di borse di studio del Ministero degli Esteri. Nel 2014 è stato insignito del “Carlo Maria Martini International Award”, I edizione, per il volume Johann Sebastian Bach. Le cantate.
Dal 2011 è professore associato confermato di Musicologia e Storia della musica nell’Università di Genova.
Dal 2017 è docente di Performing Art History all’interno del Master in Arts Management dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e presso l’Institute for the International Education of Students, sede di Milano.

Quando

6 Marzo 2020
ore 17.45

Informazioni

Museo internazionale e biblioteca della musica

tel 051 2757711
fax 051 2757728
email

gratuito fino ad esaurimento posti

Prenotazioni on line
fino alle ore 12 del giorno dell'evento (salvo esaurimento anticipato dei posti disponibili) è possibile prenotare i biglietti (con pagamento il giorno dell'evento) da questo link [bit.ly/bach_biografia]

I biglietti prenotati devono essere ritirati entro 15 minuti dall’inizio dell’evento presso la biglietteria, oltre i quali la prenotazione non sarà più ritenuta valida e i biglietti saranno rimessi in vendita.

In caso di disdetta si prega di annullare tempestivamente la prenotazione inviando una mail a prenotazionimuseomusica@comune.bologna.it o telefonando al n. 051 2757711 (dal martedì alla domenica ore 10>18.30)

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