Museo Internazionale e Biblioteca della Musica http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899 Museo Internazionale e Biblioteca della Musica it-it info@comune.bologna.it Copyright 2019 Sarajevo, chico Yerushalaim Museo Internazionale e Biblioteca della Musica http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99070 <p><img src='http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/aleksbo1.jpg' /></p> Sarajevo, chico Yerushalaim Yefira &amp; Asher Alkalay Aleksandar Sasha Karlic voce, oud, sazSimona Gatto voce, daf persiano, darabuka, tapanFabio Resta gajda macedone, kaval, nay, clarinettoDiego Resta tambûr turco, kemançe, gadulka, def e con la partecipazione straordinaria di Asher Alkalay canto e qanun progetto speciale a cura di Museo Ebraico di Bolognain occasione della mostra LA CASA DELLA VITA. Ori e storie intorno all’antico cimitero ebraico di Bologna Asher Alkalay è cantore della sinagoga di Belgrado Sukat Shalom. Le sue ricerche musicali “sul campo” in Israele, Serbia, Turchia e Tunisia lo hanno portato ad una profonda rivisitazione della tradizione sefardita e delle altre nazioni dei Balcani, del Mediterraneo e del Medio Oriente che, nei secoli passati, hanno condiviso il medesimo paesaggio storico, geografico e culturale.Infatti, molto prima della sua recente unificazione politica, l’Europa rappresentava uno spazio culturale unitario nel quale la musica, la pittura, la letteratura poggiavano su fondamenta comuni.Proprio per questo motivo, ogni nuova corrente in un ramo qualsiasi dell’arte, in qualsiasi parte dell’Europa, provocava degli echi dall’altra parte del continente.Ma a dimostrazione che l'interconnessione, l'interdipendenza reciproca e la compenetrazione delle diverse tradizioni culturali sono naturalmente parti dell’esperienza umana quotidiana in ogni tempo e luogo, l'"indagine" musicale portata avanti da Asher Alkalay attorno al maqam, la radice comune presente nella musica degli ebrei sefarditi dei Balcani, della Turchia e del Medio Oriente ci mostrerà che le cose non andavano diversamente (e tutt’oggi non vanno diversamente) nemmeno nel "prossimo altrove" mediorientale.In questo straordinario concerto, Asher Alkalay sarà accompagnato da Yefira, gruppo nato dall’incontro tra il cantante e polistrumentista italo/serbo/greco Aleksandar Sasha Karlic ed alcuni tra i migliori interpreti italiani specializzati nelle musiche dell’Est Europa e del Medio Oriente. video 1 | video 2 Asher Alkalay (nome secolare Stefan Sablic) e’ cantore e Baal Kore della sinagoga di Belgrado “Sukat Shalom”. I suoi vari interessi, come le sue numerose ricerche e studi in Israele, Serbia, Turchia e Tunisia, lo hanno portato ad un’approfondita e sistematica ricerca sulla tradizione musicale sefardita, come sulle tradizioni di altre nazioni che hanno condiviso il paesaggio storico, geografico e culturale dei Balcani, del Mediterraneo e del Medio Oriente nei secoli passati.Stefan e’ anche un riconosciuto regista teatrale, che ha diretto numerose produzioni con vari teatri in patria e all’estero.E’ fondatore del Ethno Fusion Fest, un festival musicale internazionale che si propone la promozione dell’eredita’ musicale di culture marginalizzate e sottorappresentate in Serbia, come nel contesto piu’ ampio balcanico e mediterraneo. Questo festival, che si svolge ogni estate nel cortile della sinagoga di Belgrado, ha da poco festeggiato il suo decimo anniversario.Yefira (ponte in greco moderno) nasce dall’incontro tra il cantante, compositore e polistrumentista italo/serbo/greco Aleksandar Sasha Karlic ed alcuni tra i migliori musicisti italiani specializzati nei repertori dell’Est Europa e del Medio Oriente: Aleksandar Sasha Karlic, nato in Jugoslavia, dopo l'avvio degli studi musicali a Belgrado, si trasferisce in Italia nel 1984, dove studia presso la Scuola di Musica di Fiesole, il Conservatorio “G. Verdi“ di Milano ed il Conservatorio “A. Boito“ di Parma.Si perfeziona in seguito in prassi esecutiva della musica antica con Jakob Lindberg, Christopher Wilson, Jesper Boye-Christensen, Anner Bylsma, Roberto Gini.Dopo il diploma in liuto e chitarra barocca si dedica sempre più spesso ai vari rami della musica etnica, con particolare riguardo all'oud e agli altri liuti orientali, alle percussioni tradizionali, nonché all’uso della voce. Parallelamente coltiva interessi di antropologia e storia delle religioni, con particolare riferimento all'area mediorientale e balcanica.Dal 1995 divide la sua attività equamente tra la musica antica e quella tradizionale.Ha all'attivo 19 CD per varie case discografiche italiane, europee e giapponesi. Simona Gatto inizia gli studi di violino con il Ezio Lappano e di tecnica vocale con Carla Sconosciuto, di percussioni africane con Sakou Kande e segue laboratori di percussioni cubane con Peppe Sannino presso la scuola “Musicisti associati” di Napoli. Contemporaneamente suona e canta in diverse formazioni di latin jazz, bossa nova, jazz e world music.Nel 2012 si appassiona alle musiche modali extraeuropee e segue corsi di canto classico Ottomano con Ahmet Erdogdular, tamburi a cornice con Zohar Fresco, musica modale con Christos Barbas, musica afghana con Daud Khan Sadozai presso la Labyrinth School di Creta, diretta da Ross Daly. Nel 2013 studia Canto indiano di stile Khayal con Sangeeta Bandyopadhyay a Calcutta e stile Dhrupad con i Gundecha Brothers a Bhopal (India).Attualmente collabora con diversi artisti e progetti musicali nell’ambito della musica antica, world ed extraeuropea. Fabio Resta, da sempre si occupa di musiche tradizionali approfondendo il repertorio e le prassi esecutive di flauti, cornamuse e percussioni del vicino Oriente (kaval e gajda in Macedonia, ney in Turchia) e del Medioevo europeo.Particolarmente interessato alle musiche di tradizione orale, ha compiuto diversi viaggi nei Balcani e in Turchia, dove la musica viene tuttora insegnata rispettando un percorso tradizionale, assimilando i diversi linguaggi modali e le prassi esecutive che accomunano il panorama musicale del Medioriente e del Mediterraneo.Ha studiato e collaborato con importanti personalità del mondo delle musiche tradizionali tra cui Marco Ferrari, Aleksandar Karlic, Stefĉe Stojkovski, Christos Barbas, Kemal Karaöz, Salih Bilgin.Cura attraverso l'ensemble Meraklija la diffusione e la ricerca sulla musica macedone tramite l'attività concertistica e quella didattica. Diego Resta, musicista ed etnomusicologo, ha studiato liuti a plettro e ad arco con diversi maestri in Macedonia ed in Turchia investigando, oltre che la tecnica ed il repertorio degli strumenti dell'Europa medievale, anche i linguaggi delle tradizioni balcaniche e turco-ottomane. Si specializza nell'interpretazione delle forme musicali macedoni di estrazione popolare attraverso il liuto a manico lungo Tambura con Stefce Stojkovski e Aleksandar Karlic.Contemporaneamente esegue ricerca ed interpreta attivamente il repertorio classico ottomano, interessandosi particolarmente alle composizioni di appannaggio secolare e mistico. http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99070 Tue, 17 Sep 2019 Tue, 17 Sep 2019 http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/aleksbo1.jpg 53241 Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore, 34 40125 Bologna Cinco Letras (Kaira project) Museo Internazionale e Biblioteca della Musica http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99069 <p><img src='http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/cinco_letras_2.jpg' /></p> Cinco Letras (Kaira project) Moro Kanuteh kora e voceGianluca Sia mandolino e saxGianpaolo Fini percussioniFrancesco Battaglia chitarra 7 cordeMaria Laura Privitera voce e ukulele Cinco Letras (Kaira project) è un progetto musicale di incontro e scambio linguistico e culturale, veicolato dalle musiche e dalle tradizioni dei mondi lontani dall’occidente globalizzato, in un viaggio che partedalla antiche tradizioni popolari regionali italiane all’America Latina, passando per l’Afghanistan e approdando in Africa Occidentale, raccontando storie di amicizia, amore, gioia e lotta e riscatto.Quest'anno si presenta al Museo della musica con il Kaira project, con nuovi brani e in una formazione inedita che vede la partecipazione del griot gambiano Moro Kanuteh. video Moro Kanuteh - rifugiato gambiano e discendente di una famiglia di griot, ha attraversato prima il Sahara e poi il Mediterraneo con la sua fedele kora. In Italia dal 2017, è attivo in diverse formazioni musicali. Gianluca Sia - musicista molto attivo nel panorama musicale bolognese, di origini calabresi, cura gli arrangiamenti della band, suona mandolino e sax e collabora anche con altre realtà di world music (Jedbalak; Afrobeat; Cumbia Mela ecc…) Gianpaolo Fini - percussionista di origini pugliesi, collabora con diverse realtà locali di world music (Afrobeat, Timiddwa) Francesco Battaglia - musicista pugliese adottato da Bologna, chitarrista eclettico che si muove tra la musica popolare italiana, quella sudamericana, il funk, il soul ed il jazz. Fondatore della band Insolito Groove, per Cinco Letras oltre a suonare la chitarra 7 corde e cura gli arrangiamenti in collaborazione con Gianluca Sia Maria Laura Privitera - cantante e suonatrice di ukulele, dedita alla ricerca musicale e all'incontro e lo scambio tra le culture assieme alla sua professione di mediatrice interculturale e docente di lingua italiana a stranieri http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99069 Tue, 10 Sep 2019 Tue, 10 Sep 2019 http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/cinco_letras_2.jpg 53241 Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore, 34 40125 Bologna Àrduo Museo Internazionale e Biblioteca della Musica http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99068 <p><img src='http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/arduo.jpg' /></p> Àrduo Alberto Capelli chitarra flamenca e mohan veena (chitarra indiana)Rocco Casino Papia chitarra 7 corde Dopo i progetti internazionali di flamenco, musica brasiliana, jazz e le prestigiose collaborazioni, Rocco Papia (Jacaré) e Alberto Capelli (Alkord, Toroya) fondono in Àrduo le loro marcate personalità in una relazione osmotica e sinergica tra la chitarra (7 corde) brasiliana e la chitarra flamenca, centrando l’àrduo obiettivo di sviluppare una musica e un suono originale che esce dai canoni “classici” del genere world-jazz.Infatti, se Papia rivela una maggiore inclinazione romantica, intimista e ritmico-latina, l’irruente tocco del flamenchismo di Capelli incarna quel tipico torpore della passione gitano-andalusa, ma sa regalare anche brillanti momenti con arie e arpeggi dalla venatura elegiaca, come foglie cadute nella brezza della sera, mentre, nelle fasi più suggestive subentra invece la mohan veena indiana, profumando d’oriente i bagliori di meditazioni notturne.Il territorio comune rimane quello di una inclusività libera e vagabonda di sfumature e influenze, che ripercorre tutta la vibrazione stilistica dell’universo colto e popolare brasiliano e la tensione dell’etno-jazz d’avanguardia: tutti elementi che fanno di Àrduo un imperdibile compendio creativo di preziosismi chitarristici, nel solco di una poetica che da Egberto Gismonti a Paco De Lucia, passa attraverso Ralph Towner e gli Oregon, fino ai raga di Shakti e John Mclaughlin. video 1 | video 2 Alberto Capelli muove la sua ricerca nel jazz (nella collaborazione con John Zorn in Cobra, con Carla Bley, Steve Swallow, Bruno Tommaso, Steve Coleman...), nell’improvvisazione radicale (tra i fondatori del Collettivo Bassesfere) e nella tradizione gitano-andalusa della musica Flamenca (suona con Antonio Rodriguez “El chupete”, El Londro, David Sanchez...). Fonda il progetto Alkord, primo quintetto flamenco-jazz in Italia con il quale incide tre dischi e suona in Italia, Spagna, Albania, Francia.Rocco Papìa fonda molti progetti dedicati al world-jazz tra cui Jacaré, con Cristina Renzetti, con il quale incide due dischi e fa due tournée in Brasile suonando con artisti come Chico Cèsar e Trio Madeira.In Italia ha suonato con Gabriele Mirabassi, Stefano de Bonis, Cristina Zavalloni, Patrizia Laquidara, Carlo Maver e tanti altri. Vive a Barcelona, dove suona con il proprio progetto in solo e con vari artisti locali come Antonio Sanchez Barranco, percussionista dell’ensemble Coetus e Alessio Arena.Conduce laboratori di costruzione di strumenti musicali con materiali di riciclo e lavora nella divulgazione di tematiche legate all’ecologia marina e la sostenibilità. http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99068 Tue, 03 Sep 2019 Tue, 03 Sep 2019 http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/arduo.jpg 53241 Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore, 34 40125 Bologna Mihretu Ghide & Panacea Museo Internazionale e Biblioteca della Musica http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99067 <p><img src='http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/mihretughide.jpg' /></p> Mihretu Ghide &amp; Panacea Mihretu Ghide voce e krarMichele Longo calabash e percussioniCasimiro Erario tastiere e synth bass Il sorprendente incontro tra i canti in tigrino e le sonorità del krar (cordofono tradizionale dell’Africa orientale) del musicista eritreo Mihretu Ghide e la sperimentazione tra atmosfere etniche e ricerca elettroacustica del duo ethno/world salernitano Panacea crea un mondo sonoro “senza confini“, al tempo stesso antico e contemporaneo e dal fascino ipnotico e visionario. video 1 | video 2 Mihretu Ghide è un cantautore eritreo originario di Barantu, rifugiato politico in Italia dal 2008. Usa il Tigrino, lingua dell’omonima etnia a cui appartiene e suona il krar.Panacea è una formazione italiana, composta dai musicisti salernitani Michele Longo e Casimiro Erario che lo fondano nel 1998. Da sempre a loro agio nelle atmosfere etniche e nella ricerca del tradizionale, hanno saputo accedere alle più moderne sonorità della world, ambient e dub music apportando alle composizioni una misurata sperimentazione elettro-acustica.Insieme Mihretu Ghide &amp; Panacea propongono brani inediti che intessono la pittura sonica di un’Africa vista dall’occidente.Il loro primo lavoro discografico insieme si intitola “Zemen” ed è stato pubblicato il 31 dicembre del 2014 con Sounday e poi presentato al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma.Hanno realizzato due videoclip prodotti da Periferie Digitali: "Zemen" regia di Peppe De Marco, brano che dato il titolo al disco e che ne anticipato la pubblicazione e "He is a friend" regia di Peppe De Marco e Marco Coraggio pubblicato a febbraio 2017.Lungo la loro strada si sono esibiti in varie rassegne e festival, riscuotendo interesse da pubblico e critica: tra le molte partecipazioni “Raizes World Music Fest” a Catania, "Festival delle Culture" a Ravenna, "Yalla Fest" a Napoli, "Premio Andrea Parodi World Music" di Cagliari.Attualmente sono impegnati nella creazione di nuovi brani. http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99067 Tue, 27 Aug 2019 Tue, 27 Aug 2019 http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/mihretughide.jpg 53241 Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore, 34 40125 Bologna Panaemiliana Museo Internazionale e Biblioteca della Musica http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99066 <p><img src='http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/panaemiliana.jpg' /></p> Panaemiliana Davide Angelica e Paolo Prosperini chitarraManuel Franco e Danilo Mineo percussioniFilippo Cassanelli contrabbasso I Panaemiliana nascono nell’autunno del 2017 dall’incontro dei chitarristi Davide Angelica e Paolo Prosperini, i quali, anche se stilisticamente molto diversi, entrano subito in sintonia proprio per la loro complementarietà.La formazione si consolida poco dopo con l’arrivo di Manuel Franco alle percussioni e Filippo Cassanelli al contrabbasso e nel 2018 il gruppo si allarga ulteriormente con l’arrivo di Danilo Mineo alle percussioni.Il nome rende omaggio alla celebre Panamericana, la strada che attraversa l’intero continente americano collegando l’Alaska con l’Argentina. E allo stesso modo la band prende spunto dalle più svariate tradizioni musicali accostando con disinvoltura il son cubano al valzer musette, il jazz alla musica folk italiana ed europea, in uno show latin-jazz-folk raffinato e al tempo stesso travolgente. video gallery Davide Angelica - nato a Catania nel 1992, laureato con 110 e lode in Chitarra Jazz al conservatorio G.B.Martini di Bologna, chitarrista eclettico e compositore, attivo sulla scena bolognese dal 2011, opera nell’ambito della black music: jazz, funk, afro.Nel 2014 con il progetto originale Zurbaran, ha vinto il premio C.Bettinardi Nuovi talenti del jazz italiano e nello stesso anno si è classificato primo al premio Massimo Mutti (Bologna jazz festival) ottenendo una borsa di studio per i seminari di Siena Jazz Ha collaborato con: Mop Mop, Kalifa Kone, Roy Paci, Pasquale Mirra, Jimmy Villotti, Greg Burk, Fabio Testoni aka Dandy Bestia, Tower Jazz Composers Orchestra, Guglielmo Pagnozzi, Dj Lugi, Katzuma aka Deda, Nico Menci, Fabrizio Puglisi, Carlo Atti e altri.Paolo Prosperini - nato a Bologna nel 1989, intraprende lo studio della chitarra all’età di 16 anni da autodidatta avvicinandosi fin da subito allo stile jazz manouche. Negli anni collabora con alcuni dei più influenti artisti della scena internazionale e parallelamente nutre una passione per la musica afrocubana che lo porta ad entrare in contatto con diversi artisti africani, sia in Europa che in Africa occidentale. Tra le sue collaborazioni artistiche figurano Sidiki Camara, Sébastien Giniaux, Djelimady Tounkarà, Adrien Moignard, Gonzalo Bergara, Giacomo Smith, Minor Swing Quintet, Adama Biloru, Wa Fowe, Il Volo, Tolobo Quartet, Fabrizio Bosso, Jacob Jung. Filippo Cassanelli - nato a Bologna nel 1992, diplomato con il massimo dei voti in Contrabbasso Jazz al Conservatorio di Rovigo dove ha studiato con Stefano Senni, Marco Tamburini e Massimo Morganti. Ha collaborato e collabora con artisti importanti del panorama italiano come Jimmy Villotti, Carlo Atti, Guglielmo Pagnozzi, Giancarlo Bianchetti. Attivo in numerosi altri progetti di vari generali musicali, dal jazz all’afrocubano, dal funky all’avant-garde. Manuel Franco - nato a Vibo Valentia nel 1980, inizia suonare all’età di 17 anni ed esordisce nel 2002 con il gruppo Rosaluna.Ha studiato batteria e percussioni con Vittorio Naso, Pierpaolo de Gregori, Francesco Rossi, Lele Barbieri e Sourakhata Dioubate e ha all’attivo numerose collaborazioni, tra cui: Parto Delle Nuvole Pesanti, Fabio Curto, The Sàsizz Trio, Flamnquevive.Nel 2011 consegue la laurea in percussioni classiche presso il conservatorio Achille Peri di Reggio Emilia. Danilo Mineo - nato a Modica nel 1977 è un percussionista poliedrico attivo in vari gruppi musicali e produzioni discografiche, tra cui Voodoo Sound Club, Mop Mop, Guantanamo, Fawda, The Mixtapers, Kalifa Kone Ensamble, con cui si è esibito in vari festival internazionali di musica, Europa e Africa. Collabora tra gli altri con: Giancarlo Schiaffini, Carlo Maver, Michele Francesconi, Roberto Freak Antoni, Roy Paci, Gianluca Petrella, Nico Menci, Roberto Bartoli, Giovanni Imparato, Anthony Joseph, Jamal Ouassini, Famoudou Konatè, Hadja Sirè Doumbouya, Billy Nankouma Konatè, Abou Diarra, Ahmed Ag Kaedi, Najib Soudani, con i producers SwamiMillion, Bioshi, Architeq, Katzuma e tanti altri.In ambito didattico, perfeziona gli studi di strumenti a percussione con Marco Catinaccio e Luca Turolla, e si diploma come national-educator in strumenti a percussione presso l'AMM national school di Milano.Ha collaborato con Franco Rossi partecipando alla stesura del metodo di batteria “Evoluzione” pubblicato nel 2009 per Carisch Editori e ha realizzato e promosso vari laboratori inerenti alla divulgazione musicale, con il pianista Fabrizio Puglisi e il cantante Reda Zine (African Symphony for Improvisers) e con il sassofonista Guglielmo Pagnozzi. Nel 2012 la casa editrice Carisch pubblica il suo manuale “Autodidatta” metodo completo per percussioni. http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99066 Tue, 20 Aug 2019 Tue, 20 Aug 2019 http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/panaemiliana.jpg 53241 Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore, 34 40125 Bologna La Casa della Vita Museo Internazionale e Biblioteca della Musica http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99012 <p><img src='http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/la_casa_della_vita.jpg' /></p> La Casa della VitaOri e storie intorno all'antico cimitero ebraico di Bolognain mostra al Museo Ebraico di Bologna “La Casa della Vita” o Beth ha-Chaim è uno degli eufemismi con cui gli ebrei tradizionalmente indicano il cimitero (Beth ha-kevaroth), poiché come si di legge nel Deuteronomio (30,19) “… ti ho posto davanti la vita e la morte … scegli dunque la vita, onde tu viva, tu e la tua progenie”. E dagli scavi condotti nell’area cimiteriale sono emerse straordinarie tracce di vita vissuta.Gioielli in oro di eccezionale fattura e bellezza, pietre incise, oggetti in bronzo recuperati in oltre quattrocento sepolture, attestano la presenza a Bologna di una fiorente comunità, proficuamente inserita nel contesto urbano e sociale fino all’espulsione, avvenuta per volere del papa nel 1569, e offrono lo spunto per ripercorrere, in maniera globale e sistematica, la storia di una minoranza, i suoi usi, la sua cultura e le sue interazioni con la società cristiana del tempo.Una settantina circa sono i reperti riaffiorati dal sottosuolo a dare testimonianza di un luogo di cui era nota l’esistenza ma ormai perduta ogni traccia, a sollevare interrogativi e a ridestare ancora una volta la curiosità verso un’epoca tra le più interessanti ed enigmatiche nella storia culturale italiana.Durante il periodo di mostra, un percorso espositivo diffuso in musei e istituzioni culturali della città – Museo civico Medievale, Biblioteca Universitaria, Museo della Musica, Museo del Patrimonio Industriale, Museo civico del Risorgimento-Certosa di Bologna – darà occasione al pubblico di conoscere luoghi, episodi, persone che hanno fatto la storia ebraica di Bologna: il quadro che ne emerge è di grande respiro e di ricchezza insospettabile. in mostra in sala 5 al Museo della musica • Johannes Reuchlin, De accentibus, et ortographia linguæ hebraicæ, Hagenau, 1518 [estratto]• Salomone Rossi, Il Primo Libro delle Canzonette a tre voci, Venezia, 1589• Salomone Rossi, Il Primo Libro de Madrigali a cinque voci, Venezia, 1600• Salomone Rossi, Il Terzo Libro de Madrigali a cinque voci, Venezia, 1603• Salomone Rossi, Il Primo Libro delle Sinfonie &amp; Gagliarde a tre, quattro, &amp; a cinque voci, Venezia, 1607• Salomone Rossi, Il Secondo Libro de Madrigali a cinque voci, Venezia, 1610• Salomone Rossi, Il Quarto Libro de Madrigali a cinque voci, Venezia, 1613• Autori diversi, Musiche de alcuni eccellentissimi Musici composte per la Maddalena, Sacra Rappresentazione di Gio. Battista Andreini Fiorentino, Venezia, 1617• Salomone Rossi, Ha-Shirim asher li’Shlomoh - Salmi e Cantici ebraici a quattro, cinque, sei e otto voci, Venezia, 1623 Salomone Rossi (Salamon, Salomone, Solomone; Shlomoh min ha Adumim), al suo tempo noto anche come “l’ebreo”, nasce intorno al 1570 in una famiglia della vasta comunità ebraica mantovana, all’epoca una delle più numerose d’Europa. La sua attività di musicista è attestata nel 1589 presso la corte di Vincenzo I Gonzaga (1562-1612), duca di una delle corti più prestigiose del Rinascimento italiano e grande mecenate delle arti (al suo servizio operarono, tra gli altri, Pieter Paul Rubens e Claudio Monteverdi). Con Monteverdi, Salomone Rossi collabora come coautore, assieme ad altri noti compositori del tempo, alla composizione di drammi musicali e rappresentazioni sacre come La Maddalena di Giovanni Battista Andreini - di cui il  Museo conserva un esemplare della prima edizione stampata a Venezia nel 1617, anno in cui fu messo in scena in occasione delle nozze di Ferdinando Gonzaga e Caterina de’ Medici. L’apporto della tradizione musicale della comunità ebraica all’interno della corte mantovana è rappresentato oltre che da Salomone Rossi, anche dalla sorella, cantante nota come Madama Europa, e dal danzatore, cantante e violinista Isaac Massarano, con il quale collabora alla composizione delle danze che caratterizzavano le feste cortigiane. Documentano questa attività le raccolte di musica da ballo che Salomone Rossi pubblica a Venezia tra il 1600 ed il 1622, di cui il Museo della Musica conserva il primo e il quarto libro.Nel suo stile compositivo emerge spesso la riscrittura della salmodia monodica della tradizione ebraica, come canto che scaturisce dalla trama del contrappunto polifonico e ciò accade - non a caso - nel contesto storico in cui nella corte mantovana nasceva quel gusto musicale moderno che il Monteverdi chiamava “seconda prattica”, consistente proprio nella riscrittura della polifonia come armonia di accordi centrati sul basso continuo e per questo subordinati al canto lirico. Testimonianze della nascita di questa modernità musicale è Il Primo Libro delle Canzonette (1589) sul cui frontespizio e in calce alla dedica l’autore compare come “Salamone Rossi H.” dove la H. come il contrassegno giallo che l’ebreo di allora doveva esibire sui propri abiti, sta per “Hebreo.” Essa tornerà, per esteso, in tutte le sue successive pubblicazioni tra le quali i Quattro libri di madrigali a 5 voci, stampati tra il 1600 e 1613, il cui primo libro contiene la prima intavolatura conosciuta per chitarrone (o tiorba) nonché il libro degli Ha-Shirim asher li’Shlomoh - Salmi e Cantici ebraici a quattro, cinque, sei e otto voci (1623). Quest’ultima è sicuramente l’opera più significativa e originale di Salomone Rossi: la raccolta di trentatré salmi, inni e canti sinagogali a 3-8 voci è il primo esempio di polifonia su testi ebraici, nonché la prima stampa musicale in cui venne adottata la cosiddetta tecnica della “scrittura speculare”, dove testo e notazione non scorrono da destra verso sinistra, come in ebraico, bensì alla latina da sinistra a destra. Nel De accentibus, et ortographia linguæ hebraicæ del 1518, l’autore Johannes Reuchlin propone un ampio excursus sulle cantillazioni sinagogali, che egli fa stampare in modo perfettamente leggibile da destra verso sinistra, privilegiando ciò che era ritenuto più importante cioè la corretta ortografia, con la ovvia conseguenza del “ribaltamento” del testo musicale - come nell’esempio esposto - in cui sono evidenti le chiavi musicali poste all’estrema destra del rigo. Rossi fa la scelta contraria e privilegia l’andamento della musica, dando così implicitamente la precedenza a quest’ultima rispetto al testo, che infatti viene stampato in forma invertita.Per giustificare sul piano dottrinale l’audace impiego della musica d’arte nella liturgia ebraica è da notare il corposo apparato di paratesti inserito dall’autore, evidentemente inteso a dissipare l’enorme diffidenza delle sinagoghe per le innovazioni contrarie alla tradizione: un coraggioso segnale di emancipazione e riscatto, nonché di volontà di porre la musica religiosa ebraica sullo stesso piano di quella cattolica. http://www.museibologna.it/musica/eventi/51899/id/99012 Thu, 20 Jun 2019 Thu, 20 Jun 2019 http://informa.comune.bologna.it/iperbole/media/12/la_casa_della_vita.jpg 53241 Museo internazionale e biblioteca della musica Strada Maggiore, 34 40125 Bologna