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Eventi e mostre / Capolavori del Presepe napoletano del Settecento dalla Collezione Bordoni

Mostre

Capolavori del Presepe napoletano del Settecento dalla Collezione Bordoni

Come avviene da ormai più di dieci anni, i Musei Civici d’Arte Antica realizzano al Museo Davia Bargellini una mostra dedicata al presepio tradizionale, in collaborazione con il Centro Studi per la Cultura Popolare.

Quest’anno l’esposizione – curata da Mark Gregory D’Apuzzo, Giulio Sommariva, con l’apporto di Fernando e Gioia Lanzi – presenta al pubblico per la prima volta alcuni straordinari pezzi, veri e propri capolavori dell’arte presepiale napoletana del Settecento, provenienti dalla celebre collezione Bordoni, «forse la più ricca e complessa collezione di presepi napoletani che non stia all’ombra del Vesuvio», composta da oltre cento e più personaggi della Napoli dei primi Borbone (duecento e più se si calcolano anche gli animali che fanno da contorno, dai dromedari, ai somari, dai cavalli, alle mucche, dalle capre alle galline), che la sapiente mano di esperti scenografi hanno dispiegato dappertutto, «in vasti diorami, proprio come nei musei americani di storia naturale, ove ciò che è finto ha l’obbligo di essere vero» ( Eugenio Riccomini, 1999).

A conferma della qualità estremamente alta, tenendo fede alla quale questa raffinata raccolta è stata assemblata nel corso di oltre cinquant’anni, va detto che alcuni dei pezzi più rappresentativi provengano da note collezioni, come quella del celebre tenore Enrico Caruso.

In realtà, già vent’anni orsono, il Museo Davia Bargellini aveva avuto occasione di ospitare una piccola, ma significativa testimonianza della passione collezionistica dell’avvocato Gianfranco Bordoni, esponendo una decina di figure del presepe napoletano, racchiuse all’interno di uno scarabattolo.

É questa un’occasione eccezionale – vista la delicatezza delle statuette costituite da manichini con la testa in terracotta dipinta, le estremità preferibilmente in legno, l’anima di ferro dolce e il riempimento di stoffa, poi debitamente abbigliate con costumi e accessori dell’epoca – per poter ammirare una trentina di personaggi e animali dell’imponente collezione Bordoni, collocati entro la suggestiva scenografia del chiostro di Santa Chiara a Napoli, realizzata da Alfonso Laino, il più bravo scenografo-allestitore dei presepi a Napoli negli anni settanta/ottanta del secolo scorso.

La tradizionale messa in scena del presepe napoletano prevedeva tre momenti precisi derivati dalla narrazione biblica. Già dai tempi della corte di Carlo III di Borbone, le figurine venivano collocate sullo scoglio, che lo stesso sovrano amava costruire con le sue mani, una struttura di base in sughero sulla quale venivano organizzate scenograficamente le diverse scene, con sapienza teatrale, dalla raffigurazione della Natività o Adorazione dei Pastori, all’Annuncio ai pastori, alla Cantina o Diversorium, ovverossia la scena d’osteria, «sempre in bilico fra i temi della pittura di genere e di natura morta, e la mitografia popolare del “Paese della Cuccagna”» (Riccomini, 1999). A stretto giro non può mancare l’orientalismo fastoso del favoloso corteo dei Magi, accompagnati da mori, figure di levantini o africani, eleganti levrieri, dromedari, cavalli di razza, “georgiani” (di assoluto valore alcuni della collezione Bordoni). Un festoso «proliferare della vita popolare» quotidiana, con un’umanità varia di aristocratici e mendicanti, pastori, arrotini, fabbri, venditori, turchi, servi in livrea, campagnoli, villanelle nei costumi del Regno, a significare la realtà cosmopolita di Napoli, ma anche il suo contraddittorio mondo diviso fra “miseria e nobiltà”, in cui con occhio non sempre bonario, accanto a «prosperose venustà contadine», sono irriverentemente messi a nudo difetti – rughe, gozzi, calvizie – allusivi anche a bassezze morali, in parallelo con la coeva pittura di genere di Gaspare Traversi.

La mostra concede quindi l’opportunità di conoscere più a fondo le caratteristiche della tradizione presepiale napoletana, le sue specificità tecniche, le tipologie dei suoi “figuranti”, le identità dei suoi più abili artefici, come Salvatore Franco, Lorenzo Mosca, Orazio Schettino, Nicola Somma, Angelo Viva e gli animalisti Francesco Gallo, Nicola e Saverio Vassallo.

Quando

Dal 4 Dicembre 2019 al 19 Gennaio 2020

Informazioni

Museo Davia Bargellini

tel. 051 236708
email



Dove

Museo | Museo Davia Bargellini

Strada Maggiore, 44
40125 Bologna

Documenti